domenica 25 settembre 2022

L' idealismo Tedesco: Fichte e Goethe

Il criticismo  kantiano aveva considerato il conoscere come "attività" e non solo come "passività".

Tuttavia il soggetto (" io penso") kantiano si limitava a sintetizzare e ad organizzare attraverso le forme a priori la realtà fenomenica, escludendo dal proprio orizzonte conoscitivo la cosa in sè, la quale, pur non potendo diventare oggetto dell' intuizione sensibile, ne era comunque il presupposto inestinguibile.

Proprio a partire dal tentativo di superare le contraddizioni rimaste insolute del sistema kantiano nasce una nuova corrente filosofica, l' idealismo.

L' idealismo trae origine dal Romanticismo, che nacque in Germania e lì trovò il suo terreno più fertile.
Anche se Idealismo e Romanticismo sono due cose diversi, entrambi rappresentano il superamento della ragione illuministica e l' affermazione di una nuova visione del mondo che esalta il sentimento, l' arte e la tradizione.

Verso la fine del Settecento, il Romanticismo viene ripreso da degli scrittore tedeschi, i quali esaltano il ruolo del sentimento e delle emozioni, in contrapposizione alle istanze razionalistiche dell'Illuminismo.


L' aspirazione all'infinito è il primo e più importante tratto della cultura romantica. Essa nasce da un senso di inquietudine nei confronti di tutto quanto possa costituire un "limite" e dal profondo bisogno di assoluto.
La nuova mentalità romantica ritiene che ogni individuo abbia un valore assoluto e possa realizzarsi compiutamente soltanto ricongiungendosi all'infinito, ossia a Dio stesso.

L' arte secondo Johann Wolfgang Goethe, riesce a esprimere l' unità di infinito e finito, ed egli afferma il compito creativo del genio artistico, che riesce a fondere il soggetto e l' oggetto, il finito e l' infinito, la natura e lo spirito.



Per Goethe la natura è divina, cioè si identifica con Dio stesso, il quale è la forza che regge il tutto e si manifesta nella meraviglia delle forme naturali. Lo scienziato deve cogliere e interpretare tali forme decifrando la volontà di Dio stesso. Si realizza quindi un unione tra scienza e cosmo.

L' uomo romantico vuole evadere dal presente e immagina un' età mitica posta nella remota antichità, dove l' uomo viveva in armonia con la natura e con gli dei. L' epoca moderna ha separato l' uomo dalla natura facendolo sentire abbandonato dagli dei.




lunedì 19 settembre 2022

L' idealismo etico di Fichte

Johann Gottlieb Fichte


Johann Gottlieb Fichte giudica inammissibile la cose in sè kantiana, in quanto nozione di una realtà estranea all'io.
Egli afferma l' Io come attività creatrice del mondo e priva di limiti (ossia infinita).Con ciò si compie il passaggio dal criticismo kantiano all'idealismo. 

Fichte fa proprio il monito del filosofo Gotthold Lessing, che aveva riposto il valore della veritá nello sforzo costante per raggiungerla. Il possesso è riposo e la ricerca è  impegno e attività.

Nato da una famiglia di contadini poverissimi, pareva destinato a fare il guardiano di oche, ma ascoltando la domenica la predica del pastore luterano del villaggio, sognava di diventare un giorno un "pastore di anime". Aiutato economicamente anche da un signore del villaggio, riesce a studiare e frequentare l' università.
Dopo la letture delle Critiche di Kant, si reca a Konigsberg per ascoltare le sue lezioni e fargli leggere la sua prima opera, il Saggio di critica di ogni rivelazione, scambiato nel 1792 per opera kantiana.


Nel 1794 diventa professore a Jena, ma poi è costretto a recarsi a Berlino.
Nel 1810 poi è chiamato a insegnare e essere rettore all'università di Berlino.

Egli conduce alle estreme conseguenze la critica dei circoli antikantiani sorti dopo la morte di Kant, che si concentrava su due punti: 1) La preesistenza di una "cosa in sè"  2) il problema dell'origine del materiale sensibile della conoscenza. Per Kant, l' io penso trascendentale non è "creatore" delle cose, ma soltanto "ordinatore" dei dati dell'esperienza sensibile, che rimane irriducibile al soggetto nella sua realtà "in sè".
Secondo Fichte, non si può a mettere nulla al di fuori del soggetto stesso ed esso è assoluto e infinito.

Secondo Fichte, Kant ha messo dei limiti al soggetto con l' ammissione dell'esistenza di qualcosa di esterno e irriducibile a esso: il noùmeno. In tal modo non è riuscito ad affrancare l' Io da tutto ciò che è da esso differente, misconoscendone l' infinita originalità creatrice. Al contrario l' idealismo, nega la cosa in sè e afferma l' infinità del soggetto. L' Io viene visto come originario, ossia come principio da cui il mondo trae la sua stessa "realtà"

L' individuo è per natura orientato verso il dogmatismo che riduce l' autonomia dell'io. L' idealismo per Fichte è soprattutto una scelta di vita che coinvolge tutti gli aspetti della personalità.

Il pensiero di Fiche inoltre può essere ricondotto all'espressione " Io deve essere", ossia che è costantemente impegnato in un processo di autorealizzazione. L' Io fichitano si identifica con l' Io puro e universale, inesauribile attività creatrice.
Il fondamento di ogni realtà è l' Io puro o spirito, un processo creativo e infinito che si articola in tre momenti essenziali: tesi, antitesi e sintesi. 
Nel primo "l' io pone se stesso", cioè si rivela come attività autocreatrice. 
Nel secondo momento si afferma un non.Io, infatti l' io puro deve necessariamente opporsi a esso. 
Nel terzo momento l' io oppone all' io divisibile un non-io invisibile, ossia pone un cosiddetto "io finiti"






La vita di Marx

 Karl Marx nasce nel 1818 a Treviri in Prussia da una famiglia ebraica convertitasi al protestantesimo per ragioni economiche. Si iscrive ne...